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Supreme: cosa ci insegnano i guru dell’effetto scarsità

Il giovedì non è un giorno qualunque. Almeno non lo è per un certo gruppo di persone che si mettono in coda fuori dai negozi Supreme già la sera prima per essere sicuri di accaparrarsi qualche pezzo. Ho letto un articolo in cui intervistavano un ragazzino che dalla Finlandia era volato a Londra solo per fare 6 ore di coda e acquistare nel negozio Supreme.  Altri preferiscono pagare un bot 130$ perchè acquisti al posto loro i prodotti non appena vengono messi online.

Supreme non è un brand qualunque. È IL brand iconico di un certo tipo di street style. Su instagram l’hashtag #supreme conta più di 9 milioni di post. Molte celebrity e rapper indossano i capi Supreme ed esiste un mercato dell’usato che arriva a vendere giacche a più di 3.000$.

Ci sono interi siti e community dedicate solo allo scopo di parlare del brand Supreme e di vendere prodotti nuovi o usati a prezzi esorbitanti (vedi SupTalk).

Prova a fare un giro sul loro sito ufficiale! Più della metà dei prodotti online è sold-out e pare lo diventi nel giro di pochi minuti/ore da quando il prodotto viene reso disponibile all’acquisto.

Insomma, avere il magazzino pieno di merce invenduta pare non sia mai stato un problema per questa azienda.

image via Pixabay

Io lo so cosa ti stai chiedendo: ma come diavolo fanno? Perché il mio negozio non funziona così?

Partiamo dal fare le domande nel modo giusto, ché le domande giuste portano a risposte utili: perché le persone sono così ossessionate da questo brand?

L’articolo che ho citato fa un’interessante analisi socioculturale del fenomeno. Avere QUELLA determinata T-shirt ti rende unico. Questo è il punto di vista del consumatore. Che in termini economici si legge “riprova sociale”.

Per raggiungere questo obiettivo Supreme porta all’estremo dei concetti molto noti nel mondo della vendita: l’effetto scarsità e la logica dell’urgenza.

Vediamo come:

  • Sono rappresentativi di un determinato gruppo sociale

image via Pixabay

Supreme è nato come piccolo brand indipendente di una cultura urbana legata al mondo degli skater adulti. La differenza sostanziale rispetto agli altri brand di skate è che erano prodotti per adulti di grandi città e non per teenager di provincia (Leggi qui l’intervista completa). Insomma, una nicchia. Anzi, una nicchia nella nicchia. Super esclusivo. E ha da subito creato un forte senso di appartenenza.

 

  • Disponibilità limitata di prodotto

Quando un prodotto Supreme finisce, è finito per sempre. James Jebbia dice che non vuole rischiare di trovarsi con i magazzini pieni di roba che non piace a nessuno. Ma, se questo poteva essere vero all’inizio, quando ha aperto il negozio, successivamente è solo stata la dimostrazione pratica di un principio teorico molto diffuso: l’effetto scarsità. Un numero limitato di prodotti aumenta automaticamente la domanda.

 

  • Rilascio di prodotti con tempistiche precise

image via Picjumbo

Ogni Giovedì mattina ci sono i nuovi arrivi. Questo diventa un appuntamento fisso che fa sì che i consumatori attendano con ansia quel giorno sapendo che potranno trovare qualche cosa di nuovo. E che se lo vogliono, hanno pochissimo tempo a disposizione per acquistare prima che lo faccia qualcun altro.

 

  • Pochi punti vendita

Supreme esiste da più di 20 anni ma possiede solo 10 punti vendita in tutto il mondo. Negli ultimi 6 anni hanno aperto solo 2 negozi. E non è un caso: i negozi sono pochi non certo per mancanza di possibilità, ma per rispettare il piano strategico di questa azienda. L’effetto scarsità deriva anche dalla mancanza di punti vendita fisici in cui reperire il prodotto.

 

Certo, il recente acquisto da parte di investitor potrebbe cambiare di molto le logiche di questo brand, anche Montemagno ne ha parlato (vedi qui il video) ma l’esperienza di Supreme dovrebbe essere un grande insegnamento per tutti noi!

Non sono i prodotti a fare la differenza, ma l’esperienza che NOI siamo in grado di creare intorno al prodotto stesso.

 

 

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