IAB e Federmoda: due realtà viste dai negozianti

Se hai un’attività commerciale o un negozio lo sai bene: intessere relazioni è fondamentale per rimanere sempre aggiornato.

Noi cerchiamo di seguire quante più attività possibili (compatibilmente con la gestione dell’attività): da riunioni di associazioni, a fiere e workshop interessanti.

Investiamo il nostro tempo in queste attività perché crediamo che da tutti ci sia sempre qualcosa da imparare.

Milano, in questo senso, ci aiuta molto: è una città che catalizza interessi e propone sempre qualcosa di nuovo.

Settimana scorsa, per esempio, abbiamo partecipato a due appuntamenti interessanti eppure molto diversi tra loro:

una riunione per gli associati di Federmoda Milano e lo IAB Forum.

macchina-scrivere

Due mondi molto diversi, due prospettive quasi opposte: qui racchiudo le riflessioni fatte al riguardo e gli spunti interessanti dell’uno e dell’altro!

Poi, certo, la natura analitica e di business ci spinge a vedere, per contrappasso, anche gli aspetti di possibile miglioramento per venire incontro alle esigenze di questa piccola classe che è composta dalle attività commerciali come la nostra.

Ecco dunque gli spunti riguardo a quanto appreso durante l’assemblea di Federmoda Milano, promossa da Confcommercio e a cui hanno partecipato l’assessore Parolini, il presidente Sangalli, il presidente di Federmoda Milano Borghi, l’assessore Tajani e il direttore del Giorno Molossi.

federmoda

 

Le domande principali che ci siamo poste riguardo a questo evento sono state: a cosa servono, in concreto, le associazioni oggi? Cosa fanno, in concreto, per aiutare e sollevare il piccolo commercio?

Ecco le risposte che ci siamo date noi

 

 

Elementi a favore (PRO)

esperienza di lunga data

Le associazioni di categoria operano da moltissimo tempo, hanno una tradizione lunga e basi solide. Conoscono molto bene ciò di cui parlano e tutto il trascorso, istituzionale e storico, del mondo del piccolo commercio. Hanno vissuto, sempre in prima linea, i cambiamenti avvenuti nei decenni: dalla ripresa del dopoguerra al boom economico, fino ai tempi della crisi. Hanno sempre accompagnato commercianti e negozianti in questo percorso, proponendo soluzioni e dialogando con le istituzioni.

dialogano con istituzioni

hands-1697895_1920

Ecco, questo è un punto molto importante: grazie all’esperienza e alla solidità, queste associazioni hanno il potere di dialogare, ma anche di negoziare, con le istituzioni. Governo, sindacati, comuni e regioni: conoscono il linguaggio e i metodi della politica, sanno far valere i punti di forza e impegnarsi per ottenere vantaggi per i commercianti. Per citare solo alcuni esempi: sono stati parte attiva nell’abolizione di Equitalia, hanno sostenuto una riforma e adeguamento degli studi di settore, si sono fermamente opposti all’aumento dell’IVA. Inosmma, tutti aspetti fondamentali per alleggerire la pressione fiscale e gestionale di attività come la nostra.

 

 

Conoscono i problemi del settore

I dati presentati in riunione, sono stati, per alcuni versi, sconfortanti: dal 2012 al 2016, nel settore tessile, in Italia hanno chiuso 11.432 esercizi commerciali.

Le aperture di nuovi negozi non sono state sufficienti a coprire un saldo negativo, in cui sono più negozi che chiudono rispetto a quelli che aprono. Dato che non stupisce, considerando la pressione fiscale a cui sono sottoposte le aziende Italiane:

il total tax rate è stato calcolato di circa 64.8% del fatturato.

Sul fronte degli acquisti, però, è andata meglio: si è registrato un lieve aumento nei negozi multimarca (i dati escludono la grande distribuzione e centri commerciali)di circa +0.3% a Milano nel 2016.

Elementi a sfavore (CONTRO)

I protagonisti sono tutti della vecchia generazione

generazione

Salta subito all’occhio che l’età media dei partecipanti e dei relatori è molto alta. Le associazioni sono lo specchio della realtà esterna: non c’è ricambio generazionale, i giovani preferiscono altri lavori rispetto alla continuità dell’attività di famiglia.

Chi ha vissuto tutti i cambiamenti degli ultimi decenni ha una prospettiva più lunga ma anche un peso diverso da cui non riesce o non vuole liberarsi.

La generazione dei Millenials avrebbe molto da dare al settore del commercio, ma è difficile che abbia lo spazio per intervenire. Sentire rinvangare storie vecchie di secoli (come la liberalizzazione delle licenze) non aiuta a guardare avanti, ma solo a portarsi dietro macigni del passato.

E proprio questo è il grande punto di perplessità:

Sono restìe al cambiamentothink-global

Guardare all’e-commerce con sospetto, pensare che il digitale nasconda sempre una truffa, credere che il commercio on-line possa rubare il posto dei negozi fisici…Sono argomenti non accettabili da associazioni di categoria che vivono nel nostro secolo.

Rifiutare il cambiamento anzichè prenderne parte NON è e NON PUO’ essere la strategia vincente per guardare al futuro.

Liberarci dal passato e pensare al futuro in modo nuovo, dinamico, strategico e organizzato. Questo è quello che ci si aspetta dai nostri rappresentanti.

Non si pongono le domande corrette

Uno dei temi affrontati, già dibattuto da lunga data, è il contrabbando di merce contraffatta.

La soluzione proposta è educare il consumatore al fatto che “è sbagliato acquistare merce contraffatta”. Peraltro proposto con campagne stampa abbastanza deboli e poco incisive.

La domanda che invece pare non essersi fatto nessuno di loro è

Perché i consumatori acquistano merce contraffatta? In che modo posso invertire o interrompere questo meccanismo?

Rispondere a questa domanda, probabilmente porterebbe a risposte più concrete e direttamente applicabili da parte di chi subisce questo genere di concorrenza sleale.

 

Queste invece le riflessioni relative allo IAB, il più grande appuntamento in Italia dedicato alla comunicazione digitale, che quest’anno ha contato più di 15.000 presenze. Al Forum, che da qualche anno è un punto di riferimento importante per il settore, hanno partecipato personaggi di caratura internazionale: Stephen Attenborough(Commercial Director di Virgin Galactic), Sebastien Gendron( Founder & CEO di TransPod Inc.), John Underkoffler e Cindy Gallop.

iab-forum-2016

 

Lo IAB è un grande contenitore delle novità e delle aziende che operano nel digitale. È sempre interessante e si respira un’aria fresca e internazionale. Siamo andate a curiosare per cercare di capire se qualcuna di queste aziende si preoccupasse anche delle micro imprese che fanno commercio, online e non. Questo quello che abbiamo scoperto.

 

 

 

Elementi a favore (PRO)

Super-specializzato

Lo IAB è giunto quest’anno alla sua XIV edizione. Chi partecipa conosce perfettamente questo mondo e offre delle soluzioni professionali ed efficaci. Difficilmente qui dentro si trovano i cosiddetti ciarlatani e venditori di fuffa. Professionisti seri e garanzia di qualità, oltre a persone reali. Direi che, visto che si parla di digitale e che per molte aziende italiane tutto ciò è ancora ai primordi, le premesse sono ottime.

Ospiti internazionali e interessanti, per tutti

Sentire parlare alcune tra i massimi esponenti del mondo dell’informazione e digitale oggi, in diretta e moderati da Marco Montemagno, non ha prezzo. Nel senso che proprio non si paga. Lo IAB è un appuntamento aperto a tutte le aziende e gli interessati: è sufficiente registrarsi per poter accedere. Ed entrare in contatto diretto con certi personaggi di spicco senza dover pagare nulla non è cosa da poco.

INNOVAZIONE

Questa è forse la parola che più di tutte riassume i lati positivi dello IAB. Si può fare innovazione, sperimentare, confontarsi, prendere spunto e imparare. La novità e la ricerca del nuovo sono le parole d’ordine. Essere i primi, i pionieri, gli innovatori sono le aspirazioni della maggior parte dei frequentatori di questo posto.

Sperimentare, sbagliare, alzarsi, ricominciare e non mollare mai. Proprio come facciamo tutti i giorni nei nostri negozi.

E, per un’osmosi quasi magica, trasferiscono anche a te questa voglia di innovare, provare e sperimentare.

 

Elementi a sfavore (CONTRO)

E chi pensa al piccolo commercio?

binoculars-1209011_1920

Poco o nulla è dedicato al piccolo commercio. La maggior parte delle agenzie presenti sono grandi o orientate a grandi investimenti.
L’impressione è che le proposte siano più pensate per aziende di medie-grandi dimensioni.

Credo però che questo non rispecchi l’attuale mercato italiano se non per una piccola parte: il mondo del commercio al dettaglio è ancora una realtà preponderante in Italia e non dovrebbe essere trascurata così.

Ci sarebbe, a volerlo vedere, un buon margine di sviluppo.

Il rischio è quello di creare un vuoto dal punto di vista dell’offerta seria e professionale per le micro e piccole imprese. I piccoli commercianti, che sono proprio quelli che avrebbero bisogno di essere presi per mando per affrontare questo mondo così lontano, potrebbero facilmente finire per rivolgersi a professionisti poco professionali e molto furbi. Col risultato disastroso di chiudere la mentalità dei negozianti verso strumenti digitali indispensabili al giorno d’oggi.

Ora guardiamo ai prossimi appuntamenti: le fiere di settore di Parigi e Firenze che arriveranno col 2017. Non perdetevi tutte le novità delle prossime stagioni!

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *